Prestiti in 24 ore: quali criteri adottano le banche per concedere un finanziamento veloce

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Nel momento in cui si vuole fare la richiesta di un prestito in banca, si attua un’azione che ogni giorno, parlando solamente dell’Italia, è compiuta da migliaia di privati cittadini.

Secondo quelli che sono stati i dati più recenti, basti notare come nel 2020 su richiesta globale per fare accesso al credito pari a circa 50 miliardi di euro, ne sono stati dati circa 10.
Per cui, vi è un’ernome disparità tra le somme globali richieste e l’importo delle effettive concessioni.

Questo è dato da molti fattori, che sono sempre analizzati con attenzione e vengono valutati al fine di poter capire meglio come fare richiesta nel modo giusto. Evitando il rischio di vedersi negata l’erogazione del finanziamento.

Nei paragrafi che andremo a scrivere, parleremo di che cosa valutano le banche nel momento in cui si chiede un prestito?
Quali sono i criteri, i documenti, e anche tutte le verifiche che di solito sono fatte prima di dare esito positivo all’istanza? Scopriamolo!

Primo parametro: affidabilità creditizia

Il primo metro di valutazione di ogni istituto bancario e che quindi analizza, è quello relativo alla capacità del soggetto che fa richiesta di poter onorare il debito contratto.
Stiamo parlando della famosa solvibilità o affidabilità creditizia. Si tratta di un elemento imprescindibile, anzi, è normale che sia così.
Nessuna banca concede un prestito a qualcuno che non sarà poi in grado di restituire il denaro ricevuto.

Per verificare questa affidabilità creditizia, la banca stessa prende del tempo, quello che basta per poter analizzare la situazione intera del cliente, quindi anche con la verifica della storia bancaria, che così fa emergere i comportamenti che sono stati attuati in precedenza rispetto alla richiesta di finanziamento.

Perciò, in parole povere, stiamo parlando di valutare effettivamente l’affidabilità, la puntualità, la correttezza di chi va a chiedere il prestito per poter accedere al credito, per far questo la banca deve accedere ad apposite banche dati, il primo dei quali è il CRIF, ovvero la CENTRALE RISCHI FINANZIARI.

Tramite la visualizzazione di tale database è possibile accertare che:

  • La presenza di eventuali protesti:
  • Le partecipazioni societarie che hanno alto rischio di fallimento (anche in passato);
  • Lo storico di altri prestiti chiesti e ottenuti.

L’esame di tutti questi primi dati consente allo stesso funzionario della banca che prende in carico la richiesta, di riuscire a stabilire senza incertezze se ci sono i presupposti per riuscire a dare parere positivo.

Requisiti anagrafici

Altra nota va detta, però, perché non basta solo soddisfare i parametri sopra citati. Qui diviene importante anche l’età, questo chiaramente nel momento in cui si va in banca per fare richiesta di una somma di denaro.

Anche se non ci sono delle norme specifiche, in generale sono tutti gli istituti di credito che risultano poco propensi a dare delle somme a persone che hanno superato la soglia dei 75 anni.
Si tratta di una età che semmai dovrà sempre essere quella limite al momento del pagamento dell’ultima rata per il finanziamento concesso a suo tempo.

Anche se, però, ci sono eventuali istituti finanziari che sono disponibili a trattare sul criterio anagrafico, visto che tutto dipende molto da quanto sia l’entità della somma e lo stesso periodo di tempo con la quale si va a decidere di rimborsarla.

Tutte le somme richieste e la propria situazione reddituale

Sicuramente qui si parla di un altro parametro importante, che non deve essere mai sottovalutato, ovvero stiamo parlando di quello che è il rapporto tra la cifra richiesta e la situazione reddituale.

Chiaro è che, più è alto l’importo di cui si fa richiesta e maggiori dovranno essere sicuramente tutti i redditi dimostrabili.

Inoltre, questo rientra tra le garanzie di solvibilità che tutte le banche richiedono solitamente come prassi.

Se i redditi dovesso risultare pressoché insufficienti rispetto al finanziamento richiesto, allora è probabile che non sia affatto facile per il cliente poter dare indietro il suo debito.

Se volessimo attuare un esempio concreto: al fine di garantire il rientro alla banca, ma anche per non far sì che il cliente vada in “bolletta”.

Quindi che si ritrovi in una brutta situazione economica, la stessa rata del prestito non deve per legge superare del 30% o al massimo del 35% il reddito ricevuto al netto mensile.

In conclusione

Visto tutto quello che abbiamo citato nei precedenti paragrafi e, andando a far riferimento all’ultimo, nel momento in cui si dispone di un reddito netto mensile che è pari a 1.000 euro, la rata – mensile – non potrà e non dovrà superare l’importo di 350 euro.

Diviene, dunque consigliabile prevedere, solo se è possibile, attuare quello che viene definito come un prolungamento del piano di rientro, in questo modo si va ad abbassarne l’importo, così da consentire al cliente di non avere problemi.

Anche se in questo caso va ad aumentare sicuramente l’importo dei tassi d’interesse dovuti.

Fate attenzione, dunque, a fornire sempre tutta la documentazione necessaria e di essere già in possesso dei requisiti.